Il quadro che emerge dalla farsesca vicenda della presentazione delle liste del Pdl nel Lazio, in Lombardia e chissà in quante altre regioni. Gonfio di voti, di quattrini, di apparati, di potere e di pregiudicati, questo partito virtuale se ne infischia di leggi e regole inventate non da “toghe rosse”, ma dal Parlamento e Questo il quadro che emerge dalla farsesca vicenda della presentazione delle liste del Pdl nel Lazio, in Lombardia e chissà in quante altre regioni. Gonfio di voti, di quattrini, di apparati, di potere e di pregiudicati, questo partito virtuale se ne infischia di leggi e regole inventate non da “toghe rosse”, ma dal Parlamento e dai Consigli Regionali. Proprio come il marchese del Grillo: “io so’ io e voi non siete un cazzo!”. Le liste dovrebbero essere sottoscritte con i nomi dei candidati già decisi, e questi “birbantelli” tentano di fare i trucchetti all’ultimo minuto per ragioni di potere interno. Liste zeppe di figli, fratelli, cognati, mogli e mariti, amanti, puttane, ladroni e ladruncoli, faccendieri senza fissa dimora e mafiosetti di lungo o breve corso. Quando un impero sta per crollare, tutti quelli che possono, corrono ad arraffare tutto quello che possono.Per fortuna quando lo “scarface” di Arcore dovrà , finalmente, andarsene, il crollo avverrà ugualmente. Per il momento, meno male che il radicale c’e'!
Tomaso Staiti di Cuddia



