Singolare comportamento, quello di Roberto Fiore. Ospite della Consulta per l’unitĂ dell’area creata da Area Destra, oggi coglie l’occasione di un’intervista a La Mosca Bianca per sentenziare che… l’iniziativa è fallita. Secondo lui, a far fallire il progetto di Area Destra sarebbe stata una non meglio precisata “deriva pidiellina”, a cui, per altro, si sarebbe opposto solo un dirigente che, guarda caso, oggi viene segnalato dalla stessa Forza nuova come un possibile perno di manovra per una nuova “riunione” dei partiti della cosiddetta Destra radicale sotto l’egida appunto di Fn.
Dispiace per Fiore, ma le cose non stanno affatto così.
In primo luogo, Fiore potrĂ benissimo decidere di non partecipare piĂą alle riunioni della Consulta, ma – sempre che non s’offenda – non sarĂ certo lui a decidere se e quando sarĂ chiusa.
Quale sarebbe, poi, la svolta “pidiellina”, di cui la dirigenza di Area Destra è stata accusata anche da Pucci e dai suoi amici?
Contrariamente ad altri partiti dell’area, AD ha messo nero su bianco il proprio programma e le sue intenzioni di azione politica. Nell’ultimo capitolo di Essere Uniti Essere Destra è stato chiaramente specificato come AD:
1 – Non consideri il Centrodestra un nemico, perchĂ© il nemico di AD è la Sinistra (oltre che tutto ciò che nella societĂ su muove ai danni del popolo italiano, al di lĂ egli schieramenti politici);
2 – Che, contrariamente a quei partiti che, da sempre, predicano a gran voce di non voler nessuno accordo col PdL, salvo poi cercarlo sotto banco in tutte le occasioni; AD ha chiarito quando e come è possibile e dignitosa – tanto a livello nazionale che locale – un’alleanza elettorale col PdL, dando così ai suoi iscritti e simpatizzanti due possibilitĂ : quella di regolarsi sul da farsi nel territorio di propria competenza; quella di verificare se le azioni della dirigenza nazionale corrispondono ai programmi esposti.
Da questo punto di vista vale ricordare che, a partire proprio da Pucci, ogni capitolo di quel libro, prima della pubblicazione, fu letto e approvato da tutti i componenti dell’allora esecutivo nazionale.
Semmai, ormai è chiaro e lampante ciò che è successo in queste settimane e proprio grazie alle parole di Fiore. In AD c’era chi lavorava per portare AD “a capitale” di Forza nuova, ma questo, oggettivamente, oltre che impossibile, sarebbe stato inutile e dannoso per il progetto stesso di unitĂ dell’area. E ora che questa operazione è fallita, non è strano che quanti l’hanno tentata si dimettano e accusino chi è rimasto al proprio posto di aver “svenduto il progetto originario”. Forse, questi signori hanno agito non su mandato di Fn, ma, semplicemente, con l’intenzione di compiacere Fn, credendo in questo modo di rafforzare rapporti personali. Di certo, un AD fotocopia di Fn non sarebbe stata utile a nessuno, neanche allo stesso Fiore.
Così come Fiore, al di lĂ di quel che dice a La Mosca Bianca, sa benissimo che non si potrĂ mai riunire l’area sotto l’egida di una delle sigle storiche del dopo-Fiuggi, per le note questioni di gelosia e primogenitura e supremazia dei vari capi e capetti.
Quel che è certo, è che AD non è finita, non ha chiuso i battenti della Consulta, non cerca casa nel PdL e, anzi, cresce sul territorio sia in termini di circoli che di iscritti per circolo.
Di piĂą. Si sono dimessi diversi dirigenti, è inutile negarlo. Ma è anche altrettanto facile notare come, da AD, si siano finora dimessi solo quei dirigenti – quasi tutti di nomina dell’ex-responsabile legale – che, nel proprio territorio di competenza non avevano alcun seguito, non essendo riusciti a tesserare e coinvolgere neanche i congiunti piĂą stretti e confondendo l’attivitĂ politica con gli sproloqui via internet.
Non se ne farĂ un dramma, insomma.
MASSIMILIANO MAZZANTI




