gio, 29 luglio 2010

DESTRA, OLTRE IL CAPOLINEA di Tomaso Staiti

Pubblicato da Infoil 31 - marzo - 2010

Caro Pietrangelo,

Erano (eravamo) visionari senza visibilita’.  Rivoluzionari senza rivoluzione. Colti senza cultura. Parlo dei Tarchi, ma anche dei Solinas, dei Cabona, dei Croppi (oggi malfinito assessore), dei Peppe Nanni (neppure assessore), e di tutti quelli che volevano (volevamo) farla nuova.
Parlo della Destra, immaginata tra gli anni ‘70 e ‘80. Gli anni delle spranghe, delle botte, della – come la chiami tu – “inutilita’ di stare al mondo”.
Sulle spalle il fardello di “Roma rivendica l’Impero”, delle leggi razziali (quelle italiane del ‘38, non quelle americane degli anni ‘60), del “Duce che ha sempre ragione”, delle macerie delle citta’ bombardate, della sconfitta epocale, storica, definitiva.
Sempre risucchiati all’indietro dagli avversari, ma anche, soprattutto, da un partito che nel ghetto ci stava benissimo e per il ghetto si era organizzato, spendendo fino all’ultimo spicciolo l’eredita’ come un qualsiasi barone siciliano decaduto.
I morti, i feriti, i dispersi finivano per servire al partito di Almirante. Andava bene cosi’.
Che bisogno c’era di tentare di farla nuova, diversa da quella di Tremaglia che olezzava di militari in libera uscita in una casa di tolleranza?
O da quella comiziaiola delle piazze almirantiane, dalle quali uscivi ubriaco di retorica e senza un  concetto, una idea che non fosse quella di lisciare il pelo ai benpensanti, ai bottegai, ai moderati (Dio li stramaledica!), assetati di pena di morte?
Lotta al sistema d’accordo con il sistema, con i suoi apparati, i suoi “servizi”, le sue “piazze Fontana”.
Antidivorzio e anticomunismo, acquasanta e mogli (plurale) con amanti, socializzazione e contributi dalla Confindustria.
Andarono (andammo) a cercarla nella “terra di mezzo” questa “nuova Destra”, tra le pagine di Tolkien, fatto conoscere in Italia da De Turris su “L’ITALIANO” di Pino Romualdi, l’incompreso inventore del partito.
In quella terra erano (eravamo) al riparo dal piu’ terribile problema del nostro tempo che e’ quello, come diceva Cocteau, della stupidita’ che pretende di pensare e che oggi pure urla.
Credevano (credevamo) di metterci al riparo dai giornalisti spioni della redazione romana di un noto quotidiano, dai massoni delle diverse confraternite occidentaliste, dai generali immerdati nel gioco politico.
Proprio non ci pensava a farsi nuova quella Destra dei pellegrinaggi a Predappio con acquisto di gadget, dei “ranci camerateschi”, delle commemorazioni in camicia nera del 28 ottobre, dei santini elettorali con “il testone’, della ripetizione dei riti piu’ ridicoli del ventennio, delle macchiette alla “vogliamo i colonnelli”.
La societa’ stava cambiando;  forse occorreva pensarla “simultaneamente”, con la parte destra e quella sinistra del cervello e del cuore.
Non ci sarebbe neppure stato bisogno di capi missini colti; sarebbe bastato il loro rispetto per la cultura, la curiosita’ intellettuale per i nuovissimi appuntamenti con la storia, con il grande gioco delle idee.
A ben pensarci, il rifugio nel fiabesco era il modo, il tentativo, di preservare una comunita’ spontanea e volontaristica contrapposta al neofascismo imposto e al comunismo arcocostituzionalista.
Oggi potremmo riferirci al “becerodestrismo” alla Feltri e al “luogocomunismo” degli intellettuali snob.
Ufficialmente Tarchi fu fatto fuori da Almirante, ma certo il piu’ contento fu Rauti.
Gli faceva ombra; pensava, organizzava, scriveva, immaginava. E agiva.
Meglio Fini: obbediva a Almirante, ma finiva per tenere unita la sua corrente, ben chiusi i suoi scheletri nell’;armadio e gli lasciava la parte del “pericoloso rivoluzionario” con pennichella pomeridiana.
Oggi Rauti e’ il suocero del sindaco di Roma.
Poi, con il primo “sdoganamento” (quello politico di Craxi, non quello da supermercato di Berlusconi), arrivarono i posti nelle societa’ comunali, il sottopotere occultato ma presente, le prebende che facevano tanto socialista.
Con un “Amen” a quelli che, come Beppe Niccolai, sognavano, una classe dirigente che potesse farsi esempio.
Percio’ “quell’esperimento (quasi) riuscito di Destra comunitarista, libertaria, militante, non occidentale, creativa e persino anche musicale” non riusci’. Non poteva riuscire.
C’era Almirante con la sua “palude dorotea”;  c’era la corrente lottizzatrice di posti dentro il partito dei Gasparri, della “premiata antica famiglia Larussa” e di quelli che squittivano e si spellavano le mani per ogni dittongo del capo.
Propio come oggi per il ” Dapporto di Arcore”.
Sono stato vaccinato da Pino Romualdi contro il culto della personalita’. Davanti alle “piazze del Popolo” stracolme e osannanti, riempite, come sussurrava sottovoce Giorgio, “senza nemmeno le cartoline precetto come faceva LUI”.
Continuava a dirmi che gli era largamente bastato averne seguito uno solo di uomo nella sua vita. Che di piazze ne aveva riempite molte, ma non aveva avuto sempre ragione, anzi!
Prima o poi, per fortuna, il berlusconismo finira’, senza bisogno dell’ intervento di qualche pronipote di Bresci; o, forse, visti i risultati elettorali di oggi, perche’ staimo per entrare nella fase jugoslava del nostro destino di popolo; una fase pericolosa ma, temo, necessaria per una societa’ che si e’ invigliacchita nell’egoismo sociale piu’ indecente.
Per questo non strepisco a sentire la definizione “Destra – Destra”.
Dov’e', dove si annida, dove pensa, dove scrive, quali segnali di vita manifesta?
Dentro il Pdl?
Con Bondi, Verdini, Cicchitto e Larussa?
o con “Capezzolone”?
In Sicilia? Nel Lazio? In Calabria? In Campania?
O in Lombardia con la nota “associazione per delinquere di stampo cattolico”?
E nemmeno, caro Pietrangelo, mi commuovo per qualche conato comunitaristico di qualche bravo e colto (lo so che  ce ne sono) ragazzo della Lega.
Non butto una patria, per quanto sputtanata e sbrindellata, per costruirne una bonsai neppure troppo pulita.
Sono troppo convintamente ateo-spiritualista per prendermela con le religioni degli i altri, ne’ desidero alabame di alcun tipo.
Per “fare futuro”, paradossalmente, bisognerebbe prima “fare passato”; quello di Tarchi e dei suoi amici degli anni ‘70, appunto.
Io l’ho fatta finalmente finita con questa illusione ottica, con questo fuoco fatuo, con questa finzione televisiva che e’ la destra, espressione giusta dell’Italia piu’ mediocre.
Poi, terminata la sbornia berlusconiana (democrazia, democrazia quanti crimini in tuo nome!), si vedra’.
Nel frattempo mi metto alla “SINESTRA”.

Un abbraccio.

Tomaso Staiti

comunicato stampa di Area destra Orbetello

Pubblicato da Infoil 31 - marzo - 2010

Al termine di questa tornata elettorale per le regionali tutti i partiti e le coalizioni presenti a Orbetello dichiarano di aver vinto.

Rolando Di Vincenzo (PDL), nonostante la sconfitta, si arrampica sugli specchi e afferma che “Oltre il Polo†a Orbetello è sopra al 50% ; mentre Cristiano Vada, segretario comunale PD afferma che “Il centro sinistra†a Orbetello ha vinto.

Tutti usano i più svariati distinguo per salvare la faccia e che, alla luce dei risultati, poco hanno a che fare con una analisi reale e corretta.

Viene quindi da pensare che a Orbetello c’è solo uno sconfitto: “IL POPOLO†.

Quel popolo che si è astenuto in massa perché deluso e nauseato da una politica che ha abdicato al suo ruolo di rappresentante delle istanze dei cittadini; preoccupata solo della forma e non della sostanza, intenta solo a coltivare gli interessi particolari e non quelli generali.

Tutti i partiti, nessuno escluso, sono restati lontani dai cittadini e dai loro bisogni, lontani dal mettere in atto una progettualità collegata alle peculiarità del territorio e finalizzata allo sviluppo economico e al benessere dei cittadini.

Anonimi contenitori di partiti senza storia e senza identità danno per scontate alleanze con altri partiti e movimenti solo a posteriori, solo dopo i risultati elettorali per dire che tizio e caio sono dei nostri e insieme avremmo vinto. Troppo comodo, questa non è politica.

Le alleanze si costruiscono sulla base di progetti e programmi politici condivisi, riconoscendo l’agibilità politica soprattutto a quei soggetti che, restando dignitosamente  con la propria identità, hanno saputo rinunciare alle comode e redditizie ammucchiate.

Manca nel panorama politico una vera Destra, una destra identitaria, nazionale e popolare capace di attuare o determinare politiche sociali, del lavoro, economiche, culturali, di sviluppo di cui questa comunità ha estremo bisogno prima che sia troppo tardi e si arrivi al punto di non ritorno.

E’ giunto il momento che la politica assolva al suo ruolo e che il cittadino, in quanto tale, sia messo al centro dell’azione politica.

AREA DESTRA Orbetello che persegue l’obiettivo di unificare l’intera area della vera destra, oggi sparsa in mille rivoli, già si mobilita per le prossime elezioni comunali del 2011 e annuncia che parteciperà alle elezioni con una sua lista e un suo candidato.

Area Destra è presente sul territorio e la sua quotidiana azione di verifica, controllo, ascolto dei cittadini sarà esercitata nel superiore interesse degli orbetellani tutti siano essi residenti a Orbetello, o a Fonteblanda, o a Albinia, o a Talamone

Circolo Area Destra Orbetello

Dalle elezioni regionali è uscito un dato inequivocabile: il bipartitismo, la malformata creatura veltrusconiana è definitivamente abortita. Nonostante, infatti, PD e PDL rimangano i due principali partiti, la continua erosione di voti da parte degli “alleatiâ€, ma soprattutto “l’astensionismo motivatoâ€, che raggiunge quote del 40%, li ha ridimensionati notevolmente. Fuori da quei contenitori-caserma invece si respira un’ari più pulita, la Lega va in paradiso, l’Italia
dei Valori ringrazia i decrepiti esponenti dell’intellighenzia ex comunista, i veri conservatori del XXI secolo, per la loro inerzia; mentre, udite udite, si affaccia con forza sulla scena una nuova formazione che farà parlare di sé: Il movimento a 5 stelle promosso da Beppe Grillo. Tutte queste formazioni avanzano con forza perché non hanno ceduto ai diktat di annessione veltrusconiani, perfino i dinosauri, qualunquisti ed opportunisti dell’UDC, pur non ottenendo grandi risultati, riescono a mantenere una certa autonomia.

A destra? Il nulla! Il vuoto pneumatico. Infatti i leaderini dei partiti di “destra†continuano a soffiare dentro i loro flauti magici, alcuni si sono già lanciati col loro esiguo seguito giù dalla scogliera, altri li stanno raggiungendo, altri ancora sentono la voce del padre che li richiama a casa. La loro musica suadente vorrebbe convincere che non c’è futuro fuori dai contenitori (indifferenziati) o dalle alleanze obbligate, ma ogni volta vengono sbugiardati dai risultati: è proprio fuori dalle alleanze che si afferma grillo, con punte del 7% in Emilia-romagna, un risultato conquistato senza il becco di un quattrino! Altra scusa frequente, questa, accampata dai leaderini e della necessità di tanti soldi, per motivare le loro svendite scellerate al discount del sottocosto. E’ inoltre da notare come, coloro che si sono alleati da posizioni indipendenti con PDPDL, hanno talmente tanta forza (e astuzia) che invece di portare voti ai “grandi†glieli erodono, l’esatto opposto di quello che fanno i “nostri” leaderini.

Ma fortunatamente sotto questo cielo fosco filtra un raggio di luce, coloro che ancora resistono al canto delle sirene di sventura hanno preso coscienza che occorre resettare tutto! La tragicommedia è finita! Quasi nessuno di loro in questo giro ha votato (o ha potuto votare per mancanza di liste credibili) come protesta estrema, la militanza, la vera base, è VOLUTAMENTE confluita dentro al 40% del non voto. Intanto, già da un po’ di tempo, vi è chi stà organizzando di riunire attorno ad un tavolo tutte le anime politiche e culturali ancora “pure†dell’arcipelago nazionale, identitario, popolare, tradizionale e sociale, per far crescere il BLOCCO NAZIONALE che diventerà la nuova casa per tutti quanti. Solo quando si è toccato il fondo si può finalmente risalire. Adesso puntiamo i piedi e diamoci finalmente questo slancio!

Concludo segnalando che alcuni attenti analisti, come Stella, Pansa ed altri, ritengono che la terza repubblica segnerà la fine dei partiti, almeno così come li conosciamo, e noi, veramente, non possiamo che augurarci che questo accada in fretta, per i nostri figli e per la nostra Italia! Ma nel frattempo ci stiamo già dando da fare…

Alberto Ferretti

Tutto secondo copione….. di Paolo Emilio Papò

Pubblicato da Infoil 31 - marzo - 2010

Le elezioni di marzo 2010 non hanno riservato grandi sorprese, malgrado i numerosi colpi di scena dovuti più a problemi interni dei partiti che ad una seria e aperta competizione elettorale. Abbastanza scontata la “tenuta†del PDL, con l’affermazione in importanti e grandi regioni italiane, abbastanza scontata la “tenuta†del PD in alcune zone “roccafortiâ€, abbastanza scontato l’aumento della disaffezione del popolo alla politica, con un cittadino su tre che ha rinunciato al voto. Scontato (scusate le ripetizioni) l’affermazione di Storace nel Lazio, dato che, grazie a…cavilli di tribunali, mancava completamente uno schieramento a destra che abbia potuto esprimere una vera alternativa ai poteri forti, al di fuori del “listone†della candidata Polverini, che ha allineato realtà politiche diverse e spesso, in passato, in netta contrapposizione tra loro. Scontato pure l’avanzamento al nord della Lega, partito che sta “succhiando†linfa vitale dalle idee di destra, meno scontata invece l’affermazione (in Emilia clamorosa) delle liste collegate a Beppe Grillo. Proprio per meglio inquadrare questo fenomeno proponiamo alcuni brani tratti dal nostro libro “Venti di Destra†(edizioni Pagine, 2008) riguardanti il popolare attore comico:

“Grillo…..ad ogni spettacolo si presenta inoltre con l’aspetto poco curato, barba lunga, fisico in sovrappeso, cosa che aumenta l’identificazione del pubblico nella sua persona, l’impressione è quella di un amico con cui si sta discutendo ad un bar.

Grillo indossa quasi sempre una maglietta o camicia nera, niente di politico, per carità, e forse il colore è stato scelto perché… fa apparire la figura più longilinea. Però è un fatto che il colore nero è quello che attrae tutti gli altri colori, e li ingloba non restituendoli più.

In molte occasioni poi Beppe Grillo cita la propria famiglia, ben sei figli, e questo, in un’Italia che tutto sommato crede ancora nel valore familiare, è sicuramente un altro punto a suo favore. Anche la modestia che espone nei suoi monologhi, con frasi del tipo “sono solo un comico…â€, aumenta sicuramente la simpatia del personaggio. E poi, mi si conceda, lo stesso cognome non ricorda il grillo parlante che, nella favola di Pinocchio, rappresenta la coscienza, le cui raccomandazioni sono puntualmente disattese dal simpatico ma immaturo burattino.

Una volta riempiti i teatri con migliaia di spettatori, per il perfezionamento della figura del mito mancava, prima del V-day, l’agone, ovvero la piazza, il contatto con la gente al di fuori di una struttura a pagamento. Naturalmente il punto di forza delle proteste di Grillo è la semplicità e la visibilità dell’obiettivo. Chi non darebbe ragione a Beppe per togliere i condannati dal Parlamento? È un argomento indiscutibile, che non ammette repliche, senza condizioni. Hai voglia a spiegare alla gente che bisogna stare attenti alle risoluzioni effettuate sull’onda di emozione popolare, che l’escludere dal parlamento persone condannate o l’abolire l’immunità parlamentare potrebbe dare troppo potere alla magistratura: pensate come sarebbe facile, in questo caso, far eliminare un avversario politico. Anche il termine stesso V-day ricorda il D-day, ovvero lo sbarco degli alleati in Normandia nel 1944, che ha rappresentato l’inizio della fine per il regime nazista di Hitler.

L’uso della parolaccia (vaffan…), inoltre, incrementa la dirompente immagine di schiettezza popolare. Tutte le caratteristiche fin qui esposte rendono la figura di Beppe familiare, un uomo che catalizza i bisogni della gente rendendosene portavoce.

Ma un’altra caratteristica importante per la mitizzazione di Grillo è il suo non allineamento. In effetti, quando il governo era al centro-destra, Beppe non ha lesinato critiche anche feroci ai suoi esponenti, ma anche il centro-sinistra ha avuto le sue “legnateâ€, nello spettacolo del 2007 non ha infatti risparmiato frecciate e battute agli esponenti dello schieramento, quasi nessuno escluso….

Il non allineamento assume quindi un ben preciso valore politico: Grillo incarna il disincanto del popolo italiano nei confronti dei fallimenti e delle manchevolezze della classe politica attuale. Anzi, si può ipotizzare, che rappresenti il superamento della dualità destra-sinistra che, a torto o a ragione, ha rappresentato per molto tempo il leit-motiv nella politica italiana.

Indubbiamente stiamo assistendo ad un cambiamento nella mentalità degli italiani, che non si riconoscono più negli schieramenti precostituiti e nelle sorpassate ideologie del secolo scorso, ma che, come risvegliati da un lungo sonno, cominciano la ricerca di una nuova identità politica.

Saprà Grillo essere un vero leader, un uomo capace non solo di incarnare le disillusioni della popolazione ma di gestire, o meglio traghettare l’Italia verso un futuro più giusto? Certo, non appare, per ora, in Grillo una solida base culturale che dovrebbe essere il punto forte di ogni programma di cambiamento politico. Grillo per ora appare uno che cavalca il vento del cambiamento, e che sicuramente ha contribuito ad accelerare, anche solo con il dimostrare che può esistere una alternativa ai soliti sistemi di comunicazione “ufficialiâ€. Il rischio è che, oltre Grillo, non si trovi nulla o nessun altro capace di proporsi come vera alternativa al sistema. “.

Questo scrivevo nel 2008, prima di militare in “Area destraâ€, partito che deve, a mio avviso, proporsi come valida alternativa al sistema clientelare e sprecone che abbiamo oggi, proponendo una importante base culturale e programmatica, condivisa dagli iscritti e dai simpatizzanti. Uniti si può!

Paolo Emilio Papò

paolopapo@areadestra.it

Ho ricevuto una mail dalla brava Giovanna Canzano che invita  ad intervenire  sui fatti di Via Rasella e conseguente eccidio alla Cave Ardeatine.

Premetto che già, in ripetute occasioni, intervenni su questo argomento e quindi sarà probabile che in alcuni casi mi ripeterò, per questo mi scuso con i lettori.

Andiamo con ordine. Se apriamo il dizionario De Agostini nella voce “soldato†leggo: <Chi presta servizio militare in un esercito regolare>. “Esercito regolareâ€; e chi stabilisce che un “Esercito è regolareâ€? Le Convenzioni Internazionali dell’Aja e di Ginevra del 1889 e la seconda del 1907. Convenzioni che stabiliscono, in modo chiarissimo, il ruolo del “Legittimo combattenteâ€, cioè del Soldato. Dette Convenzioni attestano: <Sono legittimi combattenti i militari delle Forze Armate regolari di uno Stato belligerante, purché indossino una uniforme conosciuta dal nemico, portino apertamente le armi, dipendano da ufficiali responsabili e (attenzione!) dimostrino di rispettare le leggi e gli usi di guerra>. Non vedo una sola voce che possa individuare  il “partigiano†al “soldatoâ€, cioè al “legittimo combattenteâ€. Da ciò ne deriva  che il partigiano se opera e agisce a danno del legittimo combattente si pone fuori legge. Le Convenzioni all’epoca dei fatti in oggetto, prevedevano: <Art. 4: Gli illegittimi combattenti vengono dovunque perseguiti con pene severissime e sono generalmente sottoposti alla pena capitale>.

Per trattare il tema in argomento (Via Rasella-Cave Ardeatine) è indispensabile conoscere con quali motivazioni le Corti dell’Aja e di Ginevra stabilirono il “Diritto di rappresagliaâ€: <La rappresaglia, condotta obiettivamente illecita, diventa, per le particolari circostanze in cui viene attuata, condotta lecita. Ma tale qualifica non è sufficiente ad individuarne la natura giuridica fondamentale. La rappresaglia è, fondamentalmente, una sanzione, cioè una reazione all’atto illecito (cioè all’azione dell’illegittimo combattente, nda), e non un mero atto lecito, la cui liceità deriva dall’esistenza di un precedente atto illecito>.

Nel 1944-45 il Cln (Comitato di Liberazione Nazionale) era guidato da Giorgio Amendola (comunista), da Riccardo Bauer (Partito d’Azione) e da Sandro Pertini (socialista); tutti e tre persone di cultura, è impensabile che non avessero ben compreso quanto le citate Convenzioni stabilivano. Allora perché ordinarono l’attentato di Via Rasella?

Andiamo di nuovo con ordine.

Quale era la tecnica di lotta che i partigiani ponevano in essere? Ecco uno stralcio del libro scritto da Mario De Micheli “7° Gapâ€: <Sin dall’ottore 1943 il partito comunista aveva preso l’iniziativa di costituire le “Brigate d’Assalto Garibaldi†e i “Gruppi d’azione patriotticiâ€: le brigate dovevano operare sulle montagne, i gruppo dentro la città (…). I Gap dovevano essere gli arditi della guerra di liberazione, soldati senza divisa (…). Essi dovevano combattere in mezzo all’avversario, mescolandosi ad esso, conoscerne le abitudini e colpirlo quando meno se lo aspettava (…). I complici del fascismo e del tedesco non avrebbero più dovuto trascorrere i loro giorni indisturbati, in quiete e tranquillità: avrebbero, invece, dovuto vivere d’ansia, guardandosi continuamente attorno, trasalendo se qualcuno camminava alle loro spalle. Portare la morte a casa del nemico era insomma la direttiva con cui sorgevano i Gap (…)>.

Per meglio documentare quanto sopra, cito uno stralcio de “Il partigiano Johnny†di Beppe Fenoglio: <Alle spalle, beninteso, perché non si deve affrontare il fascista a viso aperto: egli non lo merita, egli deve essere attaccato con le medesime precauzioni con le quali un uomo deve procedere con un animale>. Sarà che sono stato Balilla e tale ancora mi sento, la mia impressione, leggendo la tecnica di lotta (chiamiamola così) sembrerebbe concepita da un essere demoniaco.

Veniamo ora all’attentato di Via Rasella. Come è noto il 23 marzo 1944 ricorreva il 25° anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento e si prevedeva per quella data una manifestazione dei fascisti. Era in concepimento, quindi, un attentato per riavere indietro una rappresaglia per dimostrare alla popolazione romana quanto fossero cattivi i fascisti. Ma i capi dei Gap scartarono questo obiettivo perché capirono che mai i fascisti avrebbero effettuato una rappresaglia di dimensioni sperate. Ma i tedeschi sì! Data l’ottusità tutta teutonica che li caratterizzava sarebbero caduti nella trappola. In questa sede è superfluo ricordare come si svolse l’eroica azione di Rosario Bentivegna, di Carla Capponi e di altri eroi, ma procediamo citando nuovi fatti. Quel 23 marzo 1944 l’attentato non fu compiuto a danno delle SS, come la propaganda sfascista si affanna ancora oggi a sostenere, ma a danno di militari altoatesini, quindi cittadini italiani, tanto che la maggior parte di essi, sino all’otto settembre 1943 avevano militato nell’Esercito italiano e dopo quella fausta data vennero incorporati dai tedeschi nella Compagnia Bozen. A seguito di quell’attentato non morirono trentatre tedeschi, ma a questi vanno aggiunti altri nove che si spensero nelle quarantotto ore successive. Ma, a smentire quanto ancora oggi si sostiene, cioè che non vennero coinvolti civili, riporto i nomi di quelli certi (infatti il numero esatto dei morti civili non è ancora oggi ufficialmente dichiarato): Fiammetta Baglioni di 66 anni, Pasquale Di Marco di 34 anni. L’eroe che accese la miccia per provocare l’esplosione era tanto impegnato nell’eroica fuga che non si curò di far allontanare il piccolo Zuccheretti di 13 anni, tanto vicino al luogo dell’esplosione che il suo corpo fu frantumato; i suoi piedini non furono mai ritrovati.

Ma cosa si riproponevano con questi attentati i capi dei Gap? Lo attesta chiaramente il fascista-antifascista Giorgio Bocca nel suo libro “Storia dell’Italia partigianaâ€: <Il terrorismo ribelle non è fatto per prevenire quello dell’occupante, ma per provocarlo, per inasprirlo. Esso è autolesionismo premeditato: cerca le ferite, le punizioni, le rappresaglie per coinvolgere gli incerti, per scavare il fosso dell’odio. È una pedagogia impietosa, una lezione feroce>. A questa dichiarazione di un ex partigiano, c’è da aggiungere altro? Sì, tanto da aggiungere, ma per il momento voglio ricordare la sentenza del 26/4/1954, emessa dal Tribunale Militare ampiamente dopo la fine delle ostilità, sentenza che mandò in bestia i più alti esponenti dell’antifascismo, dato che, fra l’altro attesto: <Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 la sovranità di fatto, o meglio l’autorità del potere fu, nella parte dell’Italia ove risiedeva il Governo legittimo, esercitata dalle Potenze alleate occupanti. Non poteva essere altrimenti, dal momento che durante il regime di armistizio, permaneva lo stato di guerra e l’occupante era sempre giuridicamente il nemico. Basti considerare che tutte le leggi e tutti i decreti ricevevano piena forza ed effetto di legge a seguito di ordini degli Alleati. Pertanto il Governo del Re era un Governo che esercitava il suo potere “sub condicioneâ€, nei limiti assegnati dal comando degli eserciti nemici (…). Indubbiamente pressoché immutato era rimasto l’ordinamento giuridico esistente nella Repubblica Sociale Italiana; gli stessi codici, le stesse leggi venivano applicati dagli organi del potere esecutivo della Magistratura.

L’organizzazione statale si manteneva in piedi a mezzo delle autorità preposte (…); l’autorità tedesca ebbe allora ad inserirsi nella vita italiana del centro-nord, indubbiamente le autorità della Repubblica Sociale Italiana subirono talvolta la pressione e le direttive del loro alleato, pur opponendosi spesso con energia alle loro iniziative (…). Tra il regime del centro-nord e quello del sud appare, dunque, che de facto il Governo legittimo e quello di Mussolini avevano una libertà limitata: de jure, era, peraltro, preclusa al Governo legittimo ogni indipendenza, mentre tale formale preclusione non esisteva per la Repubblica Sociale Italiana che emanava le sue leggi e i suoi decreti senza l’autorizzazione dell’alleato tedesco>.

Il resto è più o meno noto, ma sono poco noti (è ovvio) gli sforzi fatti da Mussolini e dai più alti vertici del suo governo tendenti a dissuadere i tedeschi dall’effettuare la rappresaglia. È pure poco noto (anche questo è ovvio) che Amendola dopo l’attentato, si incontrò con De Gasperi dal quale ricevette le congratulazioni per “il grande bottoâ€. Ma c’è qualche altra cosa da aggiungere per rendere il fatto (se possibile) ancora più disgustoso: ancora oggi qualcuno accusa Bentivegna, la Capponi e gli altri eroi dell’impresa di Via Rasella dal non essersi presentati e salvare così la vita ai 335 ostaggi. Non avrebbero potuto, anche se lo avessero voluto, perché consegnandosi avrebbero vanificato quanto i capi del Cln avevano progettato, cioè ottenere quella grande carneficina sulla quale l’antifascismo, ancora oggi fa grande sfruttamento.

In uno dei prossimi articoli, tratterò la legittimità del Governo Badoglio, ma in tale attesa vediamo cosa prevedeva la citata sentenza del Tribunale Supremo Militare: <Si dimentica che anche le Forze Armate alle dipendenze di Mussolini e di Rodolfo Graziani occupavano il territorio suddetto. Che l’ordinanza Kesselring, in data 11 settembre 1943, che assoggettava il territorio italiano alle leggi tedesche, cessò di avere efficacia proprio con il 23 settembre 1943, quando, se pur non ancora proclamata la Repubblica Sociale Italiana (che nacque il 25 novembre 1943), esisteva già il cosiddetto Stato Fascista Repubblicano>.

E cosa prevedeva la suddetta sentenza per quanto riguarda il partigiano? Ecco dal testo: <Pertanto deve concludersi che i partigiani, equiparati ai militari, ma non assoggettati alla legge penale militare, per lo espresso disposto dell’articolo 1 del decreto legge 6 settembre 1946 n° 93, non possono essere considerati belligeranti, non ricorrendo nei loro confronti le condizioni che le norme del diritto internazionale cumulativamente richiedono>.

Ogni altra definizione del partigiano la lascio al lettore.

Ed ora, amici lettori, seguiamo un’altra eroica azione del partigiano Bentivegna, Era il 5 giugno 1944, Roma era stata liberata dagli alleati il giorno precedente e il sottotenente della Guardia di Finanza Giorgio Barbarisi, che aveva operato nel fronte clandestino, pur non avendo mai mantenuto contatti con i partigiani, ma con l’Esercito del sud, stava percorrendo a piedi Via delle tre Cannelle a pochi passi dal Quirinale. Il giorno precedente gli alleati avevano imposto la sospensione di ogni attività politica, niente comizi o volantinaggi, né manifesti e assembramenti. In questo clima il sottotenente Barbarisi si stava recando dalla madre per portarle un dono prezioso: due panini. Lungo la via, Barbarisi nota un manifesto che, per sua sfortuna, mostra la falce e il martello; il sottotenente Barbarisi investito della carica di ufficiale di polizia e pertanto convinto di dover assolvere un suo dovere, si accinse a defiggere il manifesto. Non poté completare il proposito perché fu raggiunto alle spalle da un colpo di pistola che lo uccise.

Chi aveva sparato? Ma lui, sempre lui, l’eroico partigiano, Rosario Bentivegna e accanto a lui il suo braccio destro: Carla Capponi. Il processo per l’assassinio di Barbarisi si aprì il 14 luglio successivo e, nonostante la gravità dell’ignobile azione, e nonostante la disperata azione della madre del Barberisi, l’autore dell’ignobile azione non scontò neanche un giorno di prigione. Era nata , come ha attestato Luciano Violante <lo Stato dei diritti e della libertà>.

Per concludere torno solo un attimo alla mail di Giovanna Canzano. La brava giornalista cita un certo signor Bruno Sordini, che non conosco, il quale scrive: <Inaudito!!! (tre punti esclamativi), per ora ho denunciato a varie organizzazioni ed alle autorità la pubblicazione di tale scandalosa intervista (…)>. Il signor Sordini si riferisce all’intervista concessa alla signora Giovanna Canzano da Giovanni Lubrano. Credo che il signor Bruno Sordini sia una brava persona, una delle tante e tante truffate e menate per il naso da questa democrazia nata dalla Resistenza.

Dimenticavo: per l’azione di Via Rasella Rosario Bentivegna venne decorato con la Medaglia d’Argento, la Capponi con quella d’Oro. Alla notizia di queste decorazioni molti legittimi combattenti per protesta restituirono allo Stato le loro onorificenze.

Il Direttivo Nazionale di Movimento Patria Nostra (noi amiamo l’Italia!) – M.P.N., con la presente, comunica la decisione di aderire alla Consulta di Area Destra, la decisione è stata presa dopo aver costatato di avere diverse idee ed iniziative in comune con i Partiti e Movimenti già componenti della consulta.

M.P.N. nonostante l’adesione precisa di mantenere la totale autonomia decisionale rispetto a decisioni, che la consulta potrebbe prendere, che non siano in linea con l’ideale politico di M.P.N. e che inoltre parteciperà ad eventuali iniziative proposte da altri Movimenti, Partiti, Associazioni o consulte esterne alla Consulta di Area Destra qualora ne condivida il progetto.

Si comunica che i designati a rappresentare il Movimento Patria Nostra, nella consulta, saranno il Segretario Nazionale Andrea Maluzzi e il Vice Segretario Nazionale Valerio Arenare.

Il Direttivo Nazionale