INCENSAMENTI CON IL PARAOCCHI IN NOME DELL’ANTIFASCISMO”
(di Andrea Danubi)
Gentile Direttore,
Il capo dello stato ha ricordato il suo predecessore Pertini nel ventennale della morte con la solita retorica stantia, difendendone «l’ integritĂ morale, la dirittura e la coerenza personale» e soprattutto «i valori che sono alla base della nostra Costituzione, i valori fondanti della Repubblica, i valori dell’antifascismo, della libertĂ , della democrazia». E ci mancherebbe altro.
Mai si levasse una voce contraria all’incensamento col paraocchi. Possibile che in Italia non si possa alzare un velo sugli aspetti oscuri del santino di Pertini? Per quanti decenni dovremo ancora sorbirci i totem della “resistenza”? Possiamo citare Pietro Nenni e Riccardo Lombardi – suoi autorevoli compagni di partito -, che lo definirono rispettivamente un violento e un cervello di gallina? Possiamo ricordare che corse a Belgrado affranto a baciare la bara del Maresciallo Tito e la bandiera jugoslava? Possiamo rammentare che appena eletto al Quirinale concesse la grazia a quel Toffanin, nome di battaglia “Giacca”, capo partigiano condannato all’ergastolo per la strage di Porzus e altri reati ( Botteghe Oscure lo fece però riparare in Jugoslavia dove restò, assieme all’assegno mensile dell’INPS….) come sequestro di persona e omicidio? Pertini parlò di “tirannicidio” riferendosi al barbaro assassinio di Benito Mussolini, ma in un discorso ufficiale al Senato, “celebrando” la scomparsa di Stalin, così si espresse: ” Giuseppe Stalin è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerĂ tramonto”. In Parlamento, nel gennaio del ‘48, disse che “I fascisti massacrati non erano stati abbastanza”. Alla radio, il 27 aprile del 1945, così si era pronunciato (nonostante, va ricordato, l’Italia “democratica e antifascista” arrendendosi, si era impegnata a non giustiziare il Duce. Articolo 39 delle condizioni di resa.): “Il capo di questa associazione a delinquere, Benito Mussolini, mentre giallo di livore e paura tentava varcare la frontiera svizzera, è stato arrestato. Egli dovrĂ essere consegnato al tribunale del popolo perchĂ© lo giudichi per direttissima. Questo noi vogliamo, nonostante che pensiamo che per quest’uomo il plotone di esecuzione sia troppo onore. Egli meriterebbe di essere ucciso come un cane rognoso. Ecco quali sentimenti albergavano nell’animo del presidente “buono”, quale costumanza di valori possedeva. Un bel democratico, davvero. Risulta che il suo braccio destro dell’epoca fosse Giuseppe Marozin, un delinquente spietato (del quale pure l’UNITA’ riporterebbe le malefatte) che fucilò – spinto dal leader socialista – gli attori Ferida e Valenti. Pertini avrebbe pure ordinato la eliminazione del Maresciallo Graziani e chiesto pubblicamente la fucilazione di Umberto di Savoia. Inoltre, parrebbe pesantemente coinvolto, facendo parte dell’organizzazione militare del PSI, nella progettazione del vile quanto inutile attentato di Via Rasella da cui scaturirĂ la rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Anche se Amendola, membro del CNL, disse in seguito che Bauer e Pertini – gli altri due responsabili della Giunta Militare – non sapevano dell’ordine materiale dell’imboscata, il celebre “finto netturbino” nella sua testimonianza li coinvolge tutti. Certo il futuro capo di stato appare un chiaro responsabile morale. Il Presidente partigiano, che andava in giro ad accarezzare bambini, chissĂ se si sarĂ mai ricordato di Piero Zuccheretti, il bambino di Via Rasella, saltato per aria sulla bomba preparata da questi “eroi”…Dubito che abbia provato vergogna e rimorso. Alla tv hanno mostrato un servizio sullo stato di fatiscenza della tomba dell’ex presidente. Pare che non la visiti nessuno. A Predappio, nella cripta Mussolini, si recano oltre centomila persone l’anno. Una ragione ci sarĂ .
Castiglione della Pescaia, 25 febbraio 2010


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