Introduzione
«Noi non abbiamo voluto condannare il partito [fascista] e il regime come tali. Abbiamo inteso segnalare quanto, nel programma e nell’azione di essi, abbiamo veduto e constatato contrario alla dottrina e alla pratica cattolica» (Pio XI, Non abbiamo bisogno, 1931).
In questo articolo cercherò di vedere obiettivamente quali furono i nei e le ombre della dottrina fascista, senza scadere nell’antifascismo militante ed univoco, che vorrebbe fare del ventennio il “male assolutoâ€, anzi riconoscendo ciò che di buono vi è stato nel Regime, soprattutto se messo in rapporto con quanto la povera nostra amatissima Italia sta vivendo da cinquanta anni a questa parte: impoverimento intellettuale, depravazione morale, crisi religiosa e auto-demolizione dell’uomo, prodotti importati dai vincitori, i quali erano totalmente assenti in Italia dal 1922 al 1945. La vera scristianizzazione o secolarizzazione dell’Italia, infatti, non è stata prodotta dalla ‘religiosità civile’ del fascismo, ma dal modernismo sociale della “Democrazia Cristianaâ€, la quale nel secondo dopo-guerra ha imbevuto le masse una volta cattoliche, con la complicità di una parte del clero modernista (soprattutto di Giovanni XXIII e Paolo VI) di democratismo moderno di origine rousseauiana e maritainiana, come ha dimostrato lucidamente Augusto Del Noce. Di tale sfacelo molti sono i responsabili, ma non il fascismo, che anzi li aveva combattuti.
Il fascismo ‘religione-civile’
Il fascismo “ebbe l’ambizione di infondere nelle coscienze di milioni di italiani la fede nei dogmi di una nuova religione laica che sacralizzava lo Stato, assegnandogli una primaria funzione pedagogica con lo scopo di trasformare la mentalità , il carattere e il costume degli italiani per generare un uomo nuovo, credente e praticante nel culto del fascismo…â€([1]). “Nell’epoca della modernità [...] con la separazione dello Stato dalla Chiesa [...] e la nascita della polìtica di massa, il rapporto tra il potere e il sacro è entrato in una nuova situazione, da cui ha avuto origine il fenomeno della sacralizzazione della polìtica. [...] Nell’ambito della società moderna sono sorte [...] varie forme di religioni della polìtica, che [...] vengono differenziate in due principali categorie [...]. 1) -La religione civile è la categoria concettuale [di stampo liberal-risorgimentale, nda] entro la quale collochiamo le forme di un sistema politico che garantisce la pluralità di idee [...] rispetta la libertà dell’individuo [...]. 2) - La religione polìtica è la sacralizzazione di un sistema politico fondato sul monopolio irrevocabile del potere, sul monismo ideologico e sul totalitarismo [...]. Una religione della polìtica può derivare da una religione tradizionale e può avvalersi [...] di quest’ultima per elaborare un sistema di credenze [...] che conferiscono sacralità alle istituzioni politiche, senza subordinare lo Stato alla Chiesa [...]. In altri casi, come nei regimi totalitari, la religione della polìtica può assumere un carattere antagonista rispetto alle religioni tradizionali, rivendicando per sé il primato [...], mirando a subordinare ai suoi scopi la religione tradizionale, quando non la combatte per annientarla. [...] Storicamente, la sacralizzazione della polìtica [...] è un fenomeno che ha avuto inizio con la nascita della democrazia moderna e con la polìtica di massa. Le sue origini sono democratiche, repubblicane e patriottiche. Concretamente, le prime forme di religione della polìtica sono apparse durante la Rivoluzione americana e [...] francese. [...]. Il fascismo fu il primo movimento totalitario [mi pare che sarebbe più esatto dire ‘autoritario’, nda] nazionalista che mostrò pienamente dispiegati i caratteri di una religione polìtica [sarebbe meglio dire ‘civile’, nda] [...]. Lo stesso fece la religione polìtica del nazionalsocialismo, che pose sugli altari la razza ariana, il culto del sangue e la persona di Hitler [...], mescolandoli con i miti del moderno paganesimo razzista, in antagonismo con le religioni cristiane. Ma qualcosa di simile accadde [...] nella Russia sovietica, dove il partito totalitario professava una ideologia atea [...] e combatteva qualsiasi religione…†([2]). “Se non cercava di annientare la religione, come faceva il comunismo; il totalitarismo, nel caso fascista, mirava ad annetterla praticamente [...]. Se l’ateismo e la polìtica antireligiosa del comunismo sovietico palesavano senza equivoco la sua natura anticristiana, nel caso del fascismo e del nazionalsocialismo gli equivoci e le ambiguità nei confronti del cristianesimo accompagnavano la natura dei due regimi, che non era apertamente anticristiana [...], ma che mirava comunque a utilizzare la religione cristiana per rafforzare il regime [...]. Più ambiguo nei confronti del cristianesimo appariva il fascismo, che sembrava [...] lo Stato autoritario confessionale ossequioso nei confronti della Chiesa [...]. La polìtica di Mussolini era considerata [...] una prova di saggio realismo [...], ma l’essenza non cristiana [...] del totalitarismo fascista [...] era del tutto evidente; mentre la polìtica concordataria del regime [...] veniva considerata opportunistica, contingente e precaria [...] la religione fascista era tanto più pericolosa in quanto celava la sua insidia maligna dietro il formale ossequio alla religione cattolica†([3]). Queste asserzioni del prof. Emilio Gentile hanno un fondamento nella realtà , ma mi sembrano esagerate, astiose ed equiparano l’autoritarismo nazional-popolare fascista al totalitarismo paganeggiante nazista. Pio XI nell’Enciclica Non abbiamo bisogno (1931) scriveva: “non vogliamo condannare il regime o il partito in quanto tali, ma una sua concezione della politica che è simile alla statolatria paganaâ€. Direi che questi sono i due punti di non convergenza tra cattolicismo e fascismo: essi riguardano i rapporti tra Stato e Chiesa, laddove il fascismo insegnava, e lo vedremo, una dottrina non conforme a quella cattolica, che in quanto tale era definita dal Papa come “statolatria paganaâ€. È il cesarismo di Machiavelli che ritorna in un certo qual modo con Mussolini, anche se non si possono misconoscere i lati positivi del “fascismo regimeâ€, come lo definiva De Felice, il benessere comune temporale che ha dato all’Italia e agli italiani e in una certa misura, con il Concordato del 1929, anche alla Chiesa. Pio XI esclamò dopo la firma del Concordato del 1929: “Abbiamo ridato l’Italia a Dio e Dio all’Italia!â€. Purtroppo vi fu la catastrofe della Seconda Guerra Mondiale, verso la quale Mussolini fu spinto da varie circostanze e da chi (le plutocrazie massonico-liberiste) mal sopportava l’emergere dell’Italia sulla scena internazionale (specialmente in Africa nel 1935 e in Spagna nel 1936) e che segnò la fine del benessere comune e l’inizio del crollo del regime, che, purtroppo, si sciolse come neve al sole, dimostrando una enorme debolezza a dispetto delle apparenze. Inoltre, non può non far pena il modo disumano in cui è terminata la tragedia della guerra civile del 1943-1945, la quale da molti fu vissuta come il riscatto dell’Italia e degli italiani dall’onta del tradimento dell’8 settembre, e che tante vittime causò, uccise in modo crudelissimo. Occorre anche ammettere che Mussolini sbagliò e non fece bella figura ad abbandonare la colonna italiana il 27 aprile 1945, a vestire l’uniforme tedesca e ad arrendersi ai partigiani comunisti senza colpo ferire. Inoltre se il 28 aprile 1945, quando venne ucciso, avesse avuto a fianco donna Rachele e non Claretta Petacci, sarebbe stato meglio per lui e per tanti italiani, che avevano riposto in lui molte delle loro speranze ed avevano speso per lui e la patria le loro forze ed energie durante la seconda guerra mondiale e la RSI. Lo stile privato di vita di un capo di Stato ridonda anche sulla nazione che lui dirige.
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